AWS, Microsoft Azure, Google Cloud o un cloud provider italiano? Quando un'azienda deve scegliere dove ospitare applicazioni, dati e infrastrutture, il confronto non può ridursi a una domanda: qual è il cloud migliore?
La domanda corretta è un'altra:
quale infrastruttura è più adatta alle esigenze del mio business?
Scalabilità, performance e costi continuano a essere importanti, ma oggi entrano in gioco anche altri fattori: sicurezza, sovranità del dato, continuità operativa, compliance, supporto e controllo dell'infrastruttura.
Per questo non esiste una soluzione valida per tutti. In alcuni casi un hyperscaler è la scelta più adatta. In altri può essere più efficace un cloud provider italiano. In altri ancora, la soluzione migliore è combinare infrastrutture diverse attraverso un'architettura hybrid cloud.
Con hyperscaler si indicano i grandi provider globali di cloud computing, come AWS, Microsoft Azure e Google Cloud.
Il loro principale punto di forza è la scala: infrastrutture distribuite a livello internazionale, ampia disponibilità di risorse e un catalogo molto esteso di servizi, dalle macchine virtuali ai database, fino a servizi avanzati di AI, analytics e sviluppo cloud native.
Un cloud provider italiano, invece, opera principalmente sul mercato italiano ed europeo e può offrire infrastrutture localizzate in Italia, servizi IaaS e un rapporto più diretto con il cliente.
La differenza, però, non è semplicemente geografica.
Quando si sceglie un'infrastruttura cloud bisogna valutare dove risiedono i dati, chi gestisce l'infrastruttura, quali servizi sono disponibili, quanto controllo si mantiene e quale livello di supporto viene garantito.
Gli hyperscaler possono essere la scelta più adatta quando l'azienda ha esigenze di scala, distribuzione geografica e accesso a servizi cloud avanzati.
Ad esempio, possono essere particolarmente indicati per aziende che:
In questi casi, la disponibilità di un'infrastruttura globale e di numerosi servizi integrabili rappresenta un vantaggio concreto.
Ma maggiore ampiezza significa anche maggiore complessità.
Quando un'infrastruttura utilizza numerosi servizi differenti, diventa importante comprendere come vengono calcolati i costi, quali dipendenze tecnologiche si creano e quanto è semplice gestire o spostare i workload.
Un cloud provider italiano può essere particolarmente interessante quando sono importanti prossimità, controllo dell'infrastruttura, localizzazione dei dati e supporto diretto.
È un modello che può adattarsi bene, ad esempio, ad aziende che devono gestire:
Un ulteriore elemento da considerare è il rapporto con il provider.
Quando l'infrastruttura è gestita da un team tecnico vicino al cliente, può essere più semplice intervenire su configurazioni, migrazioni, performance o incidenti e progettare soluzioni personalizzate.
Questo non significa che un provider italiano sia automaticamente migliore o più sicuro.
La nazionalità del provider non è una certificazione di sicurezza.
Bisogna verificare concretamente infrastruttura, certificazioni, processi, SLA, modalità di accesso e protezione dei dati.
Non necessariamente. La sovranità del dato non coincide semplicemente con il fatto che un server si trovi in Italia.
Per valutare realmente il livello di sovranità di un'infrastruttura bisogna considerare diversi elementi:
La localizzazione in Italia può quindi essere un elemento importante, ma non è sufficiente da sola a garantire la sovranità.
È proprio per questo che la scelta del cloud dovrebbe partire dai requisiti dell'azienda e non dall'etichetta "italiano" o "globale".
C'è poi un altro elemento che spesso viene considerato troppo tardi: il vendor lock-in.
Utilizzare servizi proprietari e fortemente integrati con una piattaforma può rendere più complesso spostare applicazioni e dati verso un altro ambiente.
Non significa che bisogna evitare gli hyperscaler. Significa che è importante sapere dove si sta creando una dipendenza tecnologica.
Prima di scegliere un'architettura cloud, è utile chiedersi:
Per applicazioni critiche, queste domande dovrebbero essere affrontate prima della migrazione, non quando si decide di cambiare provider.
Cloud italiano e hyperscaler non devono necessariamente essere alternative.
Per molte aziende, la soluzione più efficace può essere un'architettura hybrid cloud, nella quale workload differenti vengono collocati nell'ambiente più adatto.
Ad esempio, un hyperscaler può essere utilizzato per applicazioni internazionali, servizi PaaS, AI o sviluppo cloud native.
Un cloud provider italiano può invece ospitare sistemi core, infrastrutture IaaS, backup e Disaster Recovery o workload per i quali sono particolarmente importanti localizzazione dei dati, controllo e supporto infrastrutturale.
Il vantaggio è poter scegliere l'infrastruttura in funzione del workload, anziché adattare tutti i workload alla stessa infrastruttura.
Prima di scegliere un provider, è utile verificare almeno questi aspetti.
Non solo dove ha sede il provider, ma dove si trovano fisicamente dati e infrastruttura.
Verifica chi possiede e gestisce l'infrastruttura e quali soggetti sono coinvolti.
Chiedi come vengono gestiti gli accessi privilegiati e quali controlli sono applicati.
Uno SLA deve essere coerente con la criticità dei sistemi che verranno ospitati.
Backup e Disaster Recovery devono essere parte integrante del progetto, non un'aggiunta successiva.
Considera infrastruttura, gestione, sicurezza, backup, traffico, supporto e possibili costi di uscita.
La portabilità dei dati e dei workload dovrebbe essere valutata già nella fase di progettazione.
a scelta non dovrebbe quindi partire dalla domanda:
"Quale provider scelgo?"
Dovrebbe partire da:
"Quali requisiti ha il mio workload?"
Per ogni applicazione è utile valutare:
criticità → dati trattati → sicurezza → disponibilità → performance → compliance → costi → portabilità.
Un'applicazione internazionale potrebbe beneficiare della distribuzione globale di un hyperscaler.
Un sistema gestionale core potrebbe richiedere invece un'infrastruttura IaaS progettata intorno a disponibilità, protezione dei dati e Disaster Recovery.
Un ambiente di sviluppo potrebbe avere esigenze completamente diverse.
Non esiste quindi il cloud migliore in assoluto. Esiste il cloud più adatto a quel determinato workload.
In sintesi:
hai workload differenti e vuoi combinare scalabilità, flessibilità, controllo e resilienza, scegliendo per ogni applicazione l'ambiente più adatto.
Il cloud non è semplicemente il luogo in cui spostare i server.
È una componente dell'architettura IT e, per questo, deve essere progettata in funzione degli obiettivi del business.
Scegliere un hyperscaler solo perché è il più grande o un cloud italiano solo perché i dati rimangono in Italia significa semplificare eccessivamente una decisione che ha conseguenze di lungo periodo.
La domanda corretta è:
quale infrastruttura mi permette di mantenere il controllo sui dati, garantire la continuità del business e sostenere la crescita dell'azienda?
La risposta potrebbe essere un hyperscaler, un cloud provider italiano oppure una combinazione dei due.
L'importante è che sia una scelta progettata, non semplicemente una scelta di fornitore.
Un hyperscaler offre infrastrutture globali e un ampio catalogo di servizi cloud. Un cloud provider italiano può offrire maggiore prossimità al mercato italiano, infrastrutture localizzate in Italia e un approccio più focalizzato su specifiche esigenze infrastrutturali.
Non necessariamente. La sicurezza dipende da infrastruttura, configurazione, processi, certificazioni, controlli e modalità di gestione. La localizzazione dei dati è solo uno degli elementi da valutare.
Non automaticamente. La sovranità dipende anche da controllo dell'infrastruttura, accessi, gestione dei dati, supply chain e aspetti legali e tecnologici.
Sì. Un'architettura hybrid cloud permette di distribuire workload differenti su infrastrutture diverse, in base a requisiti di sicurezza, performance, scalabilità e compliance.
Valuta localizzazione dei dati, sicurezza, SLA, certificazioni, supporto, backup, Disaster Recovery, scalabilità, portabilità e costo complessivo del servizio, non solo il prezzo delle risorse computazionali.