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CED aziendale: scelta ancora valida o è meglio migrare al cloud?

Nonostante il cloud sia una realtà consolidata da molti anni, persiste ancora un po’ di incertezza sul rapporto tra infrastrutture on-premise e modelli cloud. Chiarire questa relazione è però fondamentale, poiché il CED aziendale continua a rappresentare, in molte organizzazioni, il cuore pulsante dell’operatività IT e dei processi critici.

CED aziendale o cloud?

La convinzione di dover “scegliere” tra CED aziendale e cloud nasce dal modo in cui quest’ultimo si è affermato nel tempo. Spinto inizialmente dai grandi provider globali, il cloud è stato infatti proposto come alternativa ai costi infrastrutturali e alla complessità operativa che per anni hanno caratterizzato l’IT tradizionale.

Il modello IT tradizionale e l’evoluzione verso il cloud

Circa vent’anni fa, il modello dominante era on-premise, basato su un CED aziendale (Centro Elaborazione Dati) presente all’interno delle organizzazioni - anche di piccole dimensioni - e percepito prevalentemente come un centro di costo. Un costo strutturale, inevitabile, da contenere e ottimizzare.

In questo contesto, il cloud venne presentato come modello più moderno ed efficiente: le aziende avrebbero potuto ridurre gli investimenti in infrastruttura e competenze interne, accedendo via rete non solo alle risorse IT, ma anche a servizi evoluti per la modernizzazione del parco applicativo.

Per un certo periodo si è così diffusa l’idea che il CED aziendale fosse destinato a diventare obsoleto, alimentando una sorta di contrasto: da un lato l’infrastruttura in-house, dall’altro il cloud. La realtà, come spesso accade, si è dimostrata molto più complessa.

L’evoluzione del paradigma IT verso il cloud privato

Per quanto molto attraente, il cloud pubblico non teneva pienamente conto degli investimenti infrastrutturali già sostenuti da molte aziende, spesso anche in tempi relativamente recenti, e della conseguente esigenza di ammortizzarli nel medio-lungo periodo. Per questo motivo, il CED aziendale è rimasto un elemento centrale nelle strategie IT di numerose organizzazioni che, pur riconoscendo il valore del cloud, non erano disposte – o non potevano permettersi – di abbandonare completamente l’on-premise.

Il modello ibrido: CED aziendale e cloud diventano complementari

Per non rinunciare ai benefici del cloud, molte realtà hanno progressivamente adottato un approccio ibrido, in quanto risposta equilibrata alle proprie esigenze. I workload che richiedevano maggiori livelli di controllo, monitoraggio, sicurezza e compliance rimanevano in-house, mentre quelli meno regolati, ma magari caratterizzati da picchi di carico e necessità di scalabilità elevata, venivano spostati sul cloud pubblico, spesso partendo dalle aree non core.

L’evoluzione del CED aziendale verso il cloud privato

Cloud pubblico e CED aziendale hanno così iniziato a convivere in modo complementare. Nel frattempo, però, anche il CED ha iniziato a evolvere sul piano tecnologico e architetturale, abbandonando progressivamente i modelli statici del passato. Virtualizzazione, automazione, orchestrazione e gestione centralizzata delle risorse hanno trasformato il data center tradizionale in un’infrastruttura sempre più flessibile e dinamica.

È in questo contesto che prende forma il concetto di cloud privato, quanto meno nella sua declinazione in-house. Si tratta cioè di un’infrastruttura ospitata all’interno del CED aziendale, ma progettata secondo principi del cloud e in grado di offrire elasticità, rapidità di provisioning e governance avanzata, mantenendo al contempo il pieno controllo sui dati e sui sistemi critici.

Il ruolo del CED aziendale nei modelli cloud moderni

Arriviamo dunque ad oggi. Pensare di dover scegliere tra CED aziendale e cloud è un’idea superata, così come lo è il fatto che il cloud debba necessariamente sostituire o superare il CED.

Come visto, il CED aziendale può essere trasformato in un cloud privato, adottando principi architetturali cloud-based che ne aumentano flessibilità, automazione e governabilità. In alternativa, può mantenere un’impostazione più tradizionale ed essere integrato con un cloud privato hosted, beneficiando delle logiche cloud senza rinunciare a un alto livello di controllo. In questo secondo caso, il vantaggio chiave è rappresentato dalla governance affidata a provider specializzati, il cui core business è proprio la gestione di infrastrutture complesse e mission critical, supportata da competenze tecniche avanzate che difficilmente vengono replicate internamente.

A questi modelli si aggiunge poi la possibilità di integrare uno o più cloud pubblici in una logica multicloud, così da sfruttare servizi specifici, scalabilità virtualmente illimitata o funzionalità avanzate difficilmente implementabili on-premise. Il risultato è un ecosistema infrastrutturale in cui ogni componente viene scelta in base alle caratteristiche del dato e del workload da gestire, non secondo semplificazioni forzate.

È evidente che, all’aumentare delle componenti - includendo anche l’edge computing - cresca la complessità gestionale. Si tratta però di una complessità intrinseca a modelli più flessibili e articolati, non un limite del cloud. Al contrario, è proprio l’evoluzione del modello cloud ad aver reso possibile questa combinazione di ambienti diversi, ciascuno ottimizzato per specifici dati e workload.

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